Dipendenze senza sostanza
a cura di Maria Grazia Sireci

Prima di inoltrarci in questo percorso bibliografico si vuole sottolineare come allo stato attuale, all’interno della nostra rivista “Gruppi”, sull’argomento “Dipendenze senza sostanza”, siano stati pubblicati dal 1999 ad oggi sei lavori e nello specifico, per ogni ambito, questi sono i numeri:
3 Nell’ambito della CLINICA
2 Nell’ambito delle REVISIONI BIBLIOGRAFICHE
1 Nell’ambito della TEORIA

INTRODUZIONE
Quello cui stiamo assistendo negli ultimi decenni ha a che fare forse con qualcosa che non avremmo mai potuto prevedere, in quanto comportamenti di per se innocui, quotidiani e familiari alla maggior parte delle persone, sono diventati problematici in quanto non più gestibili, agiti in maniera distorta e ripetuta, smettendo così di svolgere il loro ruolo sociale. Se per dipendenza nel senso classico del termine intendiamo dipendenza da sostanze, le nuove dipendenze o dipendenze senza sostanze, particolari entità/sindromi che derivano dallo sviluppo di comportamenti assuefativi che si sviluppano in assenza dell’assunzione di qualsiasi sostanza, si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti anomali: tra esse possiamo annoverare il gioco d’azzardo patologico, lo shopping compulsivo, la cosiddetta new technologies addiction (dipendenza da TV, internet social network, videogiochi), le dipendenze dal lavoro (workaholism), la dipendenza dalle relazioni affettive, l’ ortoressia (ideazione prevalente sul controllo del regime alimentare), la dipendenza dallo sport e ancora altre forme di dipendenza che non prevedono il coinvolgimento di alcuna sostanza. Ci sono però degli elementi in comune tra le vecchie e le nuove dipendenze, quali ad esempio il piacere ed il sollievo tipico dei primi periodi nei quali si verifica una vera e propria negazione del problema, il craving o l’astinenza. Anche nei principali fattori di rischio possiamo vedere come vi sia una somiglianza, quando a far da substrato vi è l’impulsività, delle capacità meta cognitive disarmoniche o un inadeguato ambiente genitoriale.

VOL. II N.1 2000
VOL. IV N.3 2002
VOL. XII N.2 2010
VOL. XX N.1 2019
VOL. XX N.2 2019

VOL. II N.1 2000
1. Cyberspazio e rischi patologici: osservazioni cliniche in Italia di Tonino Cantelmi
La comunicazione multimediale non è esente dalla possibilità di facilitare, o addirittura causare, fenomeni psicologici e psicopatologici, in quanto si caratterizza per la facilità con cui è possibile realizzare l’anonimato, assumendo un comportamento regressivo. La definizione di una nuova entità diagnostica, la I.A.D. (Internet Addiction Disorder) nasce da quelli che potrebbero essere i possibili rischi psicopatologici della comunicazione multimediale. Alla stregue delle altre patologie da dipendenza provoca problemi sociali, craving, sintomi astinenziali, isolamento sociale, problemi coniugali e prestazionali, problemi economici e lavorativi. All’interno di questa categoria troviamo, tra le più importanti, in quanto supportate da una casistica clinica sufficiente: Compulsive On-line Gamblingn (Gioco d’Azzardo On-line Compulsivo), Cybersexual Addiction (Dipendenza da Cyber sesso), Cyber relationship Addiction (Dipendenza da Cyber Relazioni).

VOL. IV N.3 2002
2. Psicologia del Gioco d’Azzardo di Cinzia Novara
Tra le righe del volume, l’autrice vuole farci vedere anche una nuova dimensione del gioco, quella che accanto all’inquadramento diagnostico vede anche la necessità di non demonizzare una delle attività principali dell’uomo e che lo connota come homo ludens, oltre che sapiens e faber. Siamo di fronte ad un vissuto non di vuoto e sofferenza che provoca un ripiegamento su se stessi, quanto di ricerca ossessiva di un’immagine di sé migliore, trionfante e vincente. Molta parte dello scritto è dedicata agli interventi e alle prospettive di carattere terapeutico e riabilitativo, ai temi della ricerca e della prevenzione del gioco compulsivo. Quanto l’azzardo può intendersi come comportamento a rischio o come discontrollo degli impulsi e quanto dipendenza? L’autrice passa in rassegna alcuni tra i numerosi lavori pubblicati negli ultimi due anni (2000-2001) sul gioco d’azzardo, sottolineando l’importanza del contesto sociale.

VOL. XII N.2 2010
3. Dall’individuale al gruppale: la fatica della soggettivazione di Maurizio Cottone
Questo contributo nasce dalle riflessioni su un’esperienza legata alla conduzione di un gruppo di psicodramma. La caratteristica che accomuna questi pazienti è un problema fusionale e un fallimento della soggettivazione. Maurizio Cottone si concentra sul vissuto di un singolo membro, portatore in prima istanza della difficoltà ad intraprendere un percorso di psicoterapia di gruppo. A caratterizzare i suoi vissuti e quelli degli altri membri vi è la richiesta di costanti “autorizzazioni” sul proprio essere, sul trovare il proprio posto nelle generazioni e la propria identità.

VOL. XX N.1 2019
4. Iperconnessi e… dimenticati: ai tempi dei social ci si ammala di FoMO di Francesco Rizzo
L’articolo di F. Rizzo è una rassegna degli studi recentemente prodotti sul fenomeno “FoMO” acronimo di Fear of Missing Out, ovvero la paura di perdersi qualcosa. Si tratta di un tipo di ansia sociale che nasce dal bisogno di rimanere continuamente in contatto con le attività social delle altre persone, dalla paura di essere esclusi da un qualsiasi evento o contesto sociale e di perdersi qualcosa della vita social degli altri. Maggiori sono le opportunità social maggiori sono le possibilità di sentirsi esclusi. Il contesto di riferimento e di espansione del fenomeno è quello della comunicazione digitale. A soffrire di FoMO sarebbero i più giovani, soggetti di età compresa tra i 13 e i 25 anni. Tra le ricerche individuate si evidenzia come la FoMO sia associata ad un uso problematico dello smatphone, cioè all’uso non solo nel tempo libero, ma nelle ore di lavoro o mentre si mangia, ciò grazie al fatto che si tratta di un oggetto sempre accessibile e consultabile in ogni luogo e momento; questo uso problematico fa pensare ad una dipendenza. Gli studi poi evidenziano anche un legame tra FoMO e motivazione intrinseca, estrinseca e demotivazione oltre che ad un coinvolgimento della FoMO nell’ emotional suppression cioè nelle strategie di regolazione emotiva che punta alla soppressione di quegli stati d’animo che risultano troppo penosi, dunque l’autore riflette sulla possibilità che l’utilizzo patologico dei social possa modificare le nostre emozioni.

VOL. XX N.2 2019
5. Donne e mal d’amore. Dipendenze affettive in terapia psicodinamica di gruppo di Antonia Morelli, Giuseppe Parisi e Cristina Marogna

Il contributo mette in evidenza il fenomeno della dipendenza affettiva da un punto di vista teorico e clinico in un gruppo di terapia ad orientamento psicodinamico rivolto a sole donne.
All’interno del gruppo in una fase avanzata di lavoro, per facilitare maggiormente il confronto,viene ad essere inserita una figura maschile come osservatore silente con l’obiettivo di osservare se e cosa potesse cambiare nella percezione delle donne con dipendenza affettiva.
La modalità di interazione silenziosa dell’osservatore contribuisce a rendere il membro esterno una parete bianca sulla quale proiettare il proprio vissuto.
Dopo una panoramica sugli aspetti legislativi che tutelano le donne vittime di violenza di genere, gli autori approfondiscono la dipendenza affettiva nelle sue diverse sfumature.
Uno dei principali focus del trattamento è stato sulla connessione tra la parte cognitiva ed emotiva delle partecipanti, per comprendere clinicamente come alla base di questa sofferenza psichica ci sia un’esperienza infantile traumatica di abbandono e trascuratezza.

6. Rien ne va plus. Il gruppo in istituzione CeIS onlus Roma di Fabrizio Seripa

In questo articolo si è voluto mostrare il funzionamento del gruppo Rien ne va plus, un intervento ambulatoriale di natura psicoterapeutica rivolto alle persone con dipendenza senza sostanze e fondato all’interno del Centro Italiano di Solidarietà (CeIS). L’autore parte da un presupposto ovvero che la lotta alle dipendenze nasce come risposta ad un’esigenza sociale che si rinnova dinanzi alla diffusione legale del gioco d’azzardo sul territorio italiano. Di fondamentale importanza appare partire dalla storia della fondazione del CeIS e del metodo ivi elaborato, un approccio multi professionale che valorizza l’assunzione di responsabilità e il lavoro sulla compulsione, che non riguarda solo gli aspetti chimici dell’oggetto ma, in una visione più complessa, anche i comportamenti e il modo di stare nelle relazioni. Si approda infine al lavoro clinico con i pazienti in cui viene utilizzato lo psicodramma freudiano, un dispositivo di psicoterapia di gruppo che utilizza le rappresentazioni di fatti realmente accaduti e sogni.

Note conclusive
Non c’è spiegazione semplice né per la tossicomania né per nessun altro comportamento umano, ancor più per quei comportamenti “socialmente accettati e spesso incentivati” che chissà perché a volte ci sfuggono di mano e si trasformano in vere e proprie trappole. Proprio nel momento in cui si crede che si stia decidendo sulla propria vita, che ci si stia creando un ruolo ad esempio all’interno dei social o della propria realtà lavorativa, in realtà si finisce per trovarsi stretti all’interno di una prigione.

Un invito ai lettori
È difficile determinare come si entri in questi mondi e ancor più difficile è sapere come se ne possa uscire. Il nostro ruolo di fronte a queste nuove dipendenze è molto delicato, in quanto così come ben riassume Olievenstein parlando già delle vecchie tossicomanie, ciò contro cui ci si trova a combattere non è una malattia ma il ricordo abbellito di un’esperienza di piacere, dove ogni cosa, a partire dalle nostre emozioni, è stato modificato. Sicuramente c’è bisogno sempre più di approfondire tali tematiche, tanto vicine a noi e forse per questo più difficili da districare nelle loro maglie, capire cosa sia stato fatto fino ad oggi e cosa tanto ancora possiamo fare.